mercoledì 21 luglio 2010

Cane Pauroso a Venezia


Un cane pauroso a Venezia si può anche vedere, nel senso che tema l'acqua. Normalmente il cane a Venezia non è così pauroso dell'acqua come lo è il gatto. Ma come capita a volte, ci sono le eccezioni. Succede che la barca sia ormeggiata su una riva di Venezia e la giornata di sole inviti solo ad uscire dalla caldissima città per una rinfrescante escursione in laguna. La famiglia è pronta e già pregusta la gita in barca quando....accade l'imprevisto. L'amatissimo cane (di cui ignoro la razza, ma qualche cinofilo mi potrebbe aiutare, dai!) della famigliola non ne vuole sapere di salire in barca perché è pauroso e teme di cadere in acqua. Siamo d'accordo, il cane è un po' vecchiotto e il salto verso l'imbarcazione forse non è più tanto agevole per lui. Però la famiglia non si può permettere di aspettarlo tutta la giornata e, dopo alcuni minuti di attesa e di incitazioni verso il malcapitato animale, il capo famiglia decide di agire. Nella sequenza di immagini vediamo il cane fermo sulla riva, poi il suo padrone gli si avvicina, lo afferra per il guinzaglio e la coda e lo deposita dolcemente sulla barca. Quindi tutti contenti e pronti per partire, adesso non manca più nessuno. Comunque quel cane pauroso a Venezia non credo possa essere impiegato per impaurire qualcuno come cane da guardia. Piuttosto sembra avere numerose "primavere" (da pensione, insomma), e me lo immagino pensare: "Ma guarda cosa mi tocca fare, alla mia età!". Speriamo non abbiano portato poi quel cane pauroso a vedere i fuochi del Redentore, o a causa del rumore lo avranno fatto morire dallo spavento, poverino.




martedì 20 luglio 2010

Pietre Bucate a Venezia


Le pietre bucate a Venezia sono presenti a decine, specialmente negli esterni di alcuni tra i più antichi edifici della città. Le pietre bucate a Venezia, che i residenti chiamano in dialetto "piere sbuse", rappresentano da secoli un autentico rebus al quale non è stata data ancora una risposta definitiva. La domanda più naturale che ci assale vedendo queste pietre bucate in marmo d'Istria, spesso predisposte in coppia, è: "A cosa servivano?". Innanzi tutto bisogna premettere che le pietre bucate in città vennero collocate nel periodo della Venezia Bizantina (XIII secolo circa) e quindi non esistono tele di quell'epoca che ne possano mostrare quale fosse il loro uso. Vedere su un dipinto del Canaletto (del '700) come venivano adoperate le pietre bucate potrebbe testimoniare probabilmente solo un uso posteriore di 500 anni a quello originale, quindi fittizio. Molte sono le supposizioni sull'uso delle pietre bucate a Venezia. Alcuni studiosi affermano che esse sostenevano delle protezioni a difesa degli edifici nelle quali erano poste. Altri ricercatori asseriscono che tra le pietre bucate venivano posti dei lunghi pali in legno che potevano sostenere dei tendoni per riparare dal sole, o per stendere i panni o per asciugare i panni appena tinti. Tutte le ipotesi sono in teoria valide e non possono essere negate o confermate con certezza. Tuttavia la soluzione potrebbe trovarsi su di un balcone che ho visto in Calle dei Cerchieri (nelle ultime tre foto), nel sestiere di Dorso Duro, non lontano da Campo San Barnaba. In quel balcone ci sono ben sei fori sui contorni di marmo (tre per parte) che con tutta probabilità sostenevano dei pali con appesi dei panni bagnati o appena tinti. I liquidi venivano quindi convogliati con apposita pendenza verso un foro di scolo (visibile nell'ultima immagine). Nel balcone si possono notare i piccoli fori sul marmo predisposti per le inferriate. Mettere delle grate potrebbe aver avuto il significato di proteggere un prodotto prezioso, forse delle pellicce d'animale messe ad asciugare? Qualsiasi altra ipotesi è comunque ben accetta. A volte la verità ci appare plausibile solo grazie alla fantasia.
Chi ha l'intuito per risolvere il mistero delle pietre bucate a Venezia?








lunedì 19 luglio 2010

Fuochi del Redentore 2010


I fuochi del Redentore 2010 hanno attirato a Venezia e nella sua laguna decine di migliaia di persone. I fuochi d'artificio del Redentore 2010 sono stati il culmine della omonima festa ed hanno avuto una durata di circa 35 minuti. Nelle immagini vediamo alcuni dei fuochi del Redentore che hanno sicuramente incontrato il gradimento dei numerosissimi spettatori assiepati sulle rive intorno al Bacino di San Marco. Ma anche molti barconi erano presenti alla notte del Redentore per assistere ai giochi pirotecnici. Le foto dei fuochi del Redentore 2010 che pubblico in questo articolo sono tutte di mia figlia Sara, che ha assistito all'evento dalla Giudecca, presso la fermata del vaporetto "Zitelle", in compagnia di alcuni amici.





domenica 18 luglio 2010

Barconi alla Festa del Redentore


I barconi alla Festa del Redentore sono centinaia e portano con sè numerosissime persone, giovani per lo più, ma non solo. I barconi alla Festa del Redentore possono trasportare dozzine di passeggeri che così evitano di trovarsi nella calca delle rive delle Zattere, della Giudecca o lungo il Molo di San Marco. Molti barconi che vanno alla Festa del Redentore transitano per il Canal Grande, come possiamo vedere dalle immagini. Tutti questi barconi, oltre ad avere una capiente cambusa stracolma di bibite e di piatti tipici veneziani, sono dotati di impianti stereo davvero notevoli che fanno funzionare prima e dopo i fuochi d'artificio, naturalmente con tutti i decibel che hanno a disposizione. Dopo i fuochi molti barconi ritornano verso i loro stazi a Venezia o in terraferma, ma alcuni escono in mare aperto verso le spiagge del Lido per attendere l'alba. Con i tempi che corrono la Festa del Redentore ha perso quasi tutto il suo significato religioso a favore del puro divertimento. Quindi, tanto vale (per chi può) esagerare, poiché questa notte rappresenta da molto tempo l'appuntamento più importante dell'estate veneziana. Nelle immagini vediamo una "processione" di barconi che si dirigono in Bacino San Marco per assistere alla Festa del Redentore, mentre al loro interno già si balla con musica a tutto volume.


Le piccole imbarcazioni a motore tipiche della Laguna di Venezia rappresentano ormai una rarità, mentre quelle a remi sono praticamente scomparse. Quando andavo a vedere la Festa del Redentore da bambino la maggioranza delle barche era a remi ed ognuna era addobbata con le luminarie. Nel menù della serata non potevano mancare le "sarde in saor", il "fegato alla veneziana" ma soprattutto l'anguria, che in altre parti d'Italia viene chiamato cocomero. Il vino ben ghiacciato scorreva a fiumi, ma almeno questo credo avvenga anche ai giorni nostri. Quando da casa mia sento i botti dei fuochi della Festa del Redentore (come sta avvenendo in questo preciso momento) il mio pensiero si intristisce e va, oltre alle mie persone care che non ci sono più, anche alle persone anziane che sono a casa da sole. Nessuno le porta più a vedere i fuochi, ormai. Anche le persone che sono negli ospedali o nelle case di riposo non hanno la fortuna di poterli ammirare. Ed infine penso anche agli animali che con i botti provocati dai fuochi d'artificio prendono davvero tanta paura. I cani e i gatti spesso si nascondono sotto ai letti per lo spavento: il loro sensibile udito non sopporta un simile rumore. Ma a tutti quelli che adesso sono sotto le stelle in laguna per vedere i fuochi d'artificio auguro una buona Festa del Redentore. Di cuore.
Per la cronaca i fuochi della Festa del redentore sono iniziati alle ore 23.30 di sabato 17 luglio 2010 e sono terminati alle ore 00.04 di domenica 18 luglio.





sabato 17 luglio 2010

Ponte Votivo del Redentore


Il Ponte votivo del Redentore viene collocato sul Canale della Giudecca in occasione della Festa del Redentore. Il Ponte votivo del Redentore comincia presso la Fondamenta delle Zattere agli Incurabili per terminare proprio sulla riva di fronte alla Chiesa del Redentore. La Festa del Redendore vede il suo culmine ogni terzo sabato del mese di luglio, quando, alle ore 23.30, cominciano i tradizionali fuochi d'artificio a cui assistono decine di migliaia di veneziani e turisti, dalle barche o dalle rive. Il Ponte votivo del Redentore un tempo veniva costruito su barche e consentiva anche al Doge in persona, all'epoca della Serenissima, di visitare questo tempio eretto su voto del Senato il 18 settembre 1576. Infatti già da oltre un anno Venezia era colpita da una grave epidemia di peste che decimava la popolazione. Si decise quindi di erigere una grande chiesa alla Giudecca in onore del Cristo Redentore per auspicare il termine di questa terribile malattia. Invece attualmente questo ponte metallico viene appoggiato su dei modulari che sono più facili da spostare e da gestire. Il Ponte votivo del Redentore misura quasi 400 metri di lunghezza e verrà inaugurato alle ore 19.00 di sabato 17 luglio dal Patriarca di Venezia, il cardinale Angelo Scola, che dopo celebrerà all'interno della Chiesa del Redentore una messa solenne. Questo ponte rimarrà aperto fino alle ore 23.00 di domenica 18 luglio, mentre il transito delle persone sarà interrotto solo durante lo spettacolo pirotecnico della Notte del Redentore, che i veneziani chiamano anche "notte famosissima". Nelle immagini vediamo alcune fasi dell'assemblaggio del Ponte votivo del Redentore, iniziato la mattina di venerdi 16 luglio e proseguito durante il resto della giornata. In serata il Ponte votivo del Redentore poteva considerarsi completato, eccezion fatta per la parte centrale, non installata per consentire il transito di piccole ma anche di grandi imbarcazioni.







venerdì 16 luglio 2010

Interno Campanile di Santa Maria Mater Domini


L'interno del Campanile di Santa Maria Mater Domini è interessante come tutti quelli che ho già visitato. Per accedere all'interno del Campanile di Santa Maria Mater Domini bisogna entrare nell'omonima chiesa e di qui passare per una piccola corte interna che offre una veduta insolita del campanile. Passiamo, grazie alle immagini, alla descrizione dell'ascensione e dell'interno del Campanile di Santa Maria Mater Domini. Appena dentro la porta di ingresso del campanile già la visibilità diminuisce, ma oltre il primo piano ci si ritrova nell'oscurità più completa. Le scale ed i piani sono tutti in legno e bisogna camminare con attenzione, fermandosi solo per scattare foto che sono impossibili senza l'uso del flash. La prima curiosità la si nota quasi subito: in ogni piano dell'interno del Campanile di Santa Maria Mater Domini si trova una panchina in legno, quasi fossero state poste per far riposare chi ascende alla cella campanaria. Come di consueto nell'interno del campanile di trovano i fori che consentivano alle funi di scorrere e di far suonare le campane. Ad un certo punto intravedo nel buio una scritta antica su calce che mi incuriosisce e cerco di tradurla come meglio posso:
"L'attuale vicario (?) di S.M.M.D. (Santa Maria Mater Domini, n.d.r.), Don Antonio Gallimberti fece a sue spese collocare in questo campanile l'orologio che mai innanzi ci era stato, e cominciò ad annunziare le ore nell'anno 1879".
Si tratta quindi della testimonianza dell'installazione di un orologio avvenuta oltre 130 anni fa. La scritta sulla calce si sta sempre più rovinando per cui mi è sembrato davvero utile documentarla, in quanto episodio storico nella secolare storia del Campanile di Santa Maria Mater Domini. Quindi finalmente si intravede una botola che consente di accedere alla cella campanaria. Qui si trovano tre campane grandi ed una più piccola, tutte comunque inutilizzabili, chissà mai da quanto tempo. Alcune delle campane non sono di certo originali poiché per farle stare in posizione si sono dovuti far scalpellare degli angoli di marmo che ne impedivano la piena corsa, segno che le campane precedenti erano più piccole. Dinanzi a me si para quindi un'altra magnifica vista di Venezia che sempre mi ripaga della fatica per arrivare fin lassù. E' il momento giusto per scattare le foto della città e quindi, appena in tempo, di ridiscendere prima che il custode chiuda il portone della chiesa! Quando mi trovo su una cella campanaria perdo ogni volta la cognizione del tempo e sono sicuro di vedere la città come la ammirarono i miei concittadini, secoli fa. Lì in alto le sensazioni sono sempre forti, mi sento un privilegiato perché come veneziano posso vivere dei momenti che molte altre persone possono solo sognare. Voglio, anzi devo ringraziare tutti coloro che mi consentono di fare simili ascensioni, vietate agli altri. La mia passione continua. Salire sui campanili dei Venezia è quello che più mi piace durante il mio tempo libero. Non ne posso fare a meno, è più forte di me.








giovedì 15 luglio 2010

Ganzer in Azione


Un ganzer in azione a Venezia lo si può vedere solo negli stazi più grandi di gondole. In questo caso vediamo un ganzer in azione presso lo stazio gondole Danieli, vicino alla Riva degli Schiavoni. Questo ganzer è lo stesso che aveva "abbandonato" per qualche minuto il proprio attrezzo di lavoro nella foto che avevo scattato lo scorso inverno. Infatti se confrontate la seconda immagine dell'articolo sul ganzer che avevo pubblicato in marzo, potrete notare che il bastone con il gancio è uguale. Comunque la temperatura estiva è davvero più clemente di quella dell'inverno trascorso, e soprattutto non ci sono rischi di nevicate! Nelle due immagini del post attuale si può vedere il ganzer in azione, svolgendo le mansioni di trattenere la gondola con il suo gancio prima, e di dare un aiuto (porgendo loro la mano) alle signore nello scendere dalla gondola poi. Inutile aspettarsi un ganzer giovane ed aitante, poichè questa categoria viene ormai rappresentata solo da anziani gondolieri in pensione. Il ganzer in azione svolge comunque un compito utile e dargli una mancia è una tradizione che andrebbe sempre rispettata.
Magari già dal vostro prossimo giro in gondola.


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